ROMA dall'inviata Valentina Capati - "Pecunia non olet". Con questo principio Antonio Di Pietro ha aperto la conferenza stampa di questa mattina convocata dall'Italia dei Valori dal titolo: "I Giochi e il fenomeno off shore - Le responsabilità della politica". Ci è andato giù duro l'ex pm non risparmiando rivelazioni, alcune anche clamorose. "La prima cosa da fare dopo la caduta di questo governo sarà ridare trasparenza al mondo del gioco, un mondo dove oggi si adopera evasione fiscale e dove gli stessi attori sono allo stesso tempo ai vertici e nei meccanismi di controllo". Come prima cosa Di Pietro propone l'azzeramento dei vertici di AAMS per poi porre l'accento su una vicenda "sottovalutata ma che ha risvolti importanti" che è quella delle società off shore che operano nel mondo del gioco: "vogliamo capire chi c'è dietro". Parla di uno Stato "dipendente dal gioco" Francesco Barbato, parlamentare autore della proposta di emendamento alla legge di stabilità (proposta poi bocciata) di alzare il PREU delle newslot al 20%. "L'impressione è che il paese voglia trasformare le entrate dei giochi nella prima industria italiana. Come raccolta siamo poco al di sotto dei fatturati di Enel e Eni, le prime due realtà italiane da 60 e 80 miliardi di euro rispettivamente". Nell'occhio del ciclone soprattutto i concessionari (leggi) : "Hanno sempre più potere e sono sempre meno identificabili - insiste Barbato - nel 2008 avevano 240.000 apparecchi, diventati 350.000 nel 2010. Perché alcune di queste società sono off shore? Perché i soci dello Stato non devono essere identificabili? Sappiamo che dietro alcune di loro ci sono organizzazioni mafiose, anche estere". Un attacco a 360 gradi che non risparmia Aams. "Quando lo Stato ha incaricato il Gat della Guardia di Finanza di indagare sul mancato collegamento degli apparecchi nei primi mesi dopo la regolamentazione del 2004 - ha ricordato sempre Barbato - ai funzionari protagonisti di quella indagini non solo non è stato dato alcun premio come è pressi in questi casi, ma addirittura gli è stato chiesto un risarcimento danni da parte di alcuni dirigenti dei Monopoli. Uno di questi, nonostante una condotta a dir poco strana, è ancora al suo posto e anzi ha fatto carriera". Rivelazioni a dir poco clamorose, quelle del parlamentare, a proposito della moglie di un finanziere che, dice Barbato, "indirizzava i vertici del sodalizio sulla procedura per l'apertura dei punti scommesse nonostante gran parte di queste richieste venissero da nomi conosciuti nell'illegalità., suggeriva prestanomi e gestiva un sistema parallelo clandestino". In conclusione Antonio Di Pietro chiede che "si rimetta in discussione la legittimità della tenuta di questi concessionari dal momento che non c'è un organismo che controlla seriamente. Chi dovrebbe controllare è sotto processo alla stessa maniera dei concessionari". E ancora: "Non è credibile che funzionari dello Stato possano trovarsi in situazioni così e ci rimangano". Infine annuncia una serie di iniziative parlamentari (leggi ) e di proposte di legge. Che nel caso di crisi di governo e formazione di un nuovo esecutivo con una diversa maggioranza potrebbero non cadere nel vuoto come successo con le proposte di Barbato sul Preu. Lorenzo Pulcioni - 09/11/2010 - 13:40